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LA STORIA




 

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Per le ricerche e i testi si ringrazia l'Architetto Giuseppina Torriero, Soprintendenza dei Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Caserta e Benevento.

Durante le guerre sannitiche il luogo era abitato dai pentri e tutta la zona ebbe un importante ruolo negli scontri fra romani e Sanniti. Durante il medioevo fu un crocevia importante nelle tratte che univano il Molise all'Abbazia di Montecassino, tant'è che nella toponomastica del paese e nei resti medievali del centro storico, di caratteristica normanna, si individuano ancora la porta principale del castello in direzione del Molise e il corrispettivo "accesso" in direzione di Cassino. Il castello fu costruito dai conti di Venafro, sorto nell'XI secolo all'interno della Terra di San Benedetto, che aveva nella vicina San Germano il proprio centro politico-amministrativo, Viticuso fu parte del Regno di Sicilia, del Regno di Napoli e dunque del Regno delle Due Sicilie, fino all'unificazione del regno italiano del 1861. Nel 1927, entrò a far parte, insieme agli altri comuni dell'area, della nuova provincia di Frosinone.

Nella seconda guerra mondiale il paese venne occupato dai soldati tedeschi che controllavano la linea Gustav sul versante cassinate.

 

Questa è un'antica mappa della Terra di Lavoro olim Campania felix datata circa 1640 in cui si vede Viticuso. È stata creata da Henricus Hondius (1597-1651), incisore e cartografo olandese.

 

LA STORIA 

Viticuso trova la ragione della sua esistenza nella particolare posizione a confine fra terre e collegamenti di straordinaria importanza, fra la Valle Latina e la Valle del Volturno, sulla quale si affaccia, ed è posta ai margini nord occidentali dell'area di influenza della popolazione sannita, a poca distanza dai centri sanniti di Atina e Aquilonia. Deve a ciò la sua tradizione pastorale, legata ai percorsi della transumanza, tracciati in origine dal bestiame in cerca di pascoli ricchi, successivamente utilizzati dalle popolazioni, come vie di collegamento ed infine regolate da regimi d' uso in età medioevale e moderna.

Il toponimo da riferire ad un insediamento di piccola dimensione  amministrato da un uomo libero, appare citato per la prima volta nell’accezione moderna in un atto in cui il Duca Longobardo di Benevento, Gisulfo, dona all’Abbazia di Montecassino le terre di Acquafondata e Viticuso.

Viticuso è in quei secoli la frontiera fra i possessi di Montecassino, quelli dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno e la nascente contea di Venafro, centri di contrasti politici che segnarono la storia della seconda metà del primo millennio. Posta poco più a mezzogiorno del percorso che collegava la Valle del Volturno con la ricca città Romana di Atina, Viticuso si colloca su un tracciato altrettanto  importante che, con un certo agio collegava gli insediamenti campani e molisani con la Valle Latina e l’abbazia cassinese e gli ancora più strategici approdi sulla costa tirrenica e lungo il fiume Garigliano.

Fu probabilmente attraverso le sue terre che i saraceni nell’866 provarono il primo assalto infruttuoso all’abbazia Cassinese che fu invece distrutta nel 883; due anni prima era stata distrutta anche San Vincenzo al Volturno. La sella che separa il sito  lacustre di Viticuso dal versante laziale dell’Aquilone consente la vista fino al mare attraverso la gola di Suio da dove transitarono le incursioni saracene che sfociarono nella battaglia del Garigliano, che probabilmente si combattè ai piedi dell’insediamento di Sant’Apollinare e vide la fine del tentativo degli arabi di conquistare la penisola.  


Di volta in volta assegnata all’uno o all’altro dei contendenti, Montecassino o san Vincenzo al Volturno, in base al diverso potere assunto dalle due abbazie, alla metà del X secolo Viticuso comincia ad assumere la connotazione di un castrum. Di un nucleo fortificato si fa menzione nel 1018, periodo in cui i conti di Venafro sottraggono, forse per l’ultima volta a Montecassino, le terre di Viticuso, ricadenti nella loro circoscrizione, per poi rafforzarne l’insediamento e innalzare il castello di Acquafondata. Solo l'intervento di cavalieri inviati dall'abate ricaccia i venafrani nei loro domini. Questa annotazione, consente di ipotizzare come già nel 1018 il nucleo abitato fosse sufficientemente consolidato, al punto che era considerato opportuno fortificarlo come avamposto della contea, al contrario di Acquafondata in cui il castello viene eretto solo in quella occasione.

Il possesso cassinese di Viticuso viene rivendicato con orgoglio da Montecassino nel momento in cui l’Abate Desiderio, papa con il titolo di Vittore III, consolida il ruolo dell’Abazia, nel panorama dei rapporti con il principato normanno di Capua: il nome del Castrum insieme agli altri possessi viene inciso sulle porte bronzee fatte fondere a Costantinopoli per la chiesa abbaziale. 

Da quel momento Viticuso perde il suo ruolo di castello di frontiera, per condividere il destino comune delle aree interne, in cui la tradizione pastorale segna il ritmo del tempo, interrotto da eventi catastrofici quali i terremoti ed in particolare quelli della metà del XIV seolo che distrusse l'abbazia di Montecassinio, e quella di un secolo più tardi che portò gravi danni in tutto il territorio, danneggiando probabilmente parte del Castello propriamente detto.

La società basata essenzialmente sulle risorse della pastorizia si dibatte sotto il peso delle decime dovute all'abbazia e per secoli le fonti non forniscono elementi di rilievo che illuminino sugli sviluppi del borgo. In ogni caso la possibilità di raggiungere con un certo agio i centri urbani di maggiore interesse, favorì la presenza di personaggi di spicco sotto il profilo culturale, che mantenevano rapporti regolari con il clero delle vicine diocesi, come attestano interessanti epigrafiche tutt'ora custodite all'interno della chiesa principale.

Negli anni che vedono la nascita del Regno d'Italia, la presenza di aree boscate e di una fitta rete di sentieri, favorisce il fenomeno del brigantaggio che a Viticuso trova un ambiente perfetto per vivere alcune pagine di grande intensità. 

Successivamente il progressivo impoverimento delle aree interne viene, solo parzialmente, arginato dalla realizzazione di tratti della viabilità intercomunale realizzata dal nuovo regno agli inizi del novecento. 

Nel corso del secondo conflitto mondiale, ancora una volta la posizione di Viticuso che si trova lungo il tracciato della linea difensiva definita linea Gustav, ne causa una parziale distruzione con gravi danni al patrimonio Architettonico e Storico Artistico. 

La progressiva perdita di redditività della pastorizia, come attività prevalente, ha condotto ad un lento ma costante abbandono del borgo, che oggi si mostra per la ricchezza delle sue risorse paesaggistiche e della sua storia come particolarmente vocato a tutte le attività legate al tempo libero.

 

 

LEGGI IN ITALIANO

For the research and texts, we express our gratitude to Architect Giuseppina Torriero, Superintendent of Architectural, Landscape, Historical, Artistic, and Ethno-anthropological Heritage for the provinces of Caserta and Benevento.

During the Samnite Wars, the area was inhabited by the Pentri, and the entire region played a significant role in the conflicts between the Romans and the Samnites. In the Middle Ages, it was an important crossroads along the routes that connected Molise to the Abbey of Montecassino. This is evident in the local place names and the medieval remains of the historic center, which have a distinct Norman character. The main gate of the castle, facing Molise, and the corresponding "access" towards Cassino can still be identified. The castle was built by the Counts of Venafro in the 11th century within the Terra di San Benedetto. The nearby San Germano served as the political and administrative center of the territory. Viticuso was part of the Kingdom of Sicily, the Kingdom of Naples, and subsequently the Kingdom of the Two Sicilies until the unification of the Kingdom of Italy in 1861. In 1927, along with the other municipalities in the area, it became part of the new province of Frosinone.

During World War II, the village was occupied by German soldiers who controlled the Gustav Line on the Cassino front..

 

This is an ancient map of Terra di Lavoro olim Campania felix, dated approximately 1640, where Viticuso can be seen. It was created by Henricus Hondius (1597-1651), a Dutch engraver and cartographer.

 

THE HISTORY 

Viticuso owes its existence to its strategic location at the border between important lands and connections, between the Valle Latina and the Valle del Volturno, on which it overlooks. It is situated on the northwestern fringes of the Sannite population's influence area, not far from the Sannite centers of Atina and Aquilonia. This geographical position has shaped its pastoral tradition, which is closely tied to the paths of transhumance initially traced by livestock in search of rich pastures. These routes were later utilized by the local populations as connecting routes and eventually regulated by usage rights during the medieval and modern ages.

The toponym referring to a small-sized settlement administered by a free man first appears in its modern sense in a document in which Gisulf, the Lombard Duke of Benevento, grants the lands of Acquafondata and Viticuso to the Abbey of Montecassino.

During those centuries, Viticuso served as the frontier between the possessions of Montecassino, the Abbey of San Vincenzo al Volturno, and the emerging County of Venafro. These were centers of political conflicts that marked the history of the second half of the first millennium. Situated just south of the route connecting the Valle del Volturno to the prosperous Roman city of Atina, Viticuso occupies an equally significant path that comfortably linked the Campanian and Molisan settlements with the Valle Latina, the Cassino Abbey, and the strategically important coastal harbors along the Tyrrhenian Sea and the Garigliano River.

It was probably through its lands that the Saracens made their first unsuccessful assault on the Cassino Abbey in 866, which was later destroyed in 883. Two years prior, San Vincenzo al Volturno had also been destroyed. The saddle that separates the lake site of Viticuso from the Lazio side of Aquilon allows for a view all the way to the sea through the Suio gorge, which was the route taken by Saracen incursions that culminated in the Battle of Garigliano, likely fought at the foot of the settlement of Sant'Apollinare and marked the end of the Arab attempt to conquer the peninsula.  

Depending on the varying power held by the two abbacies, Montecassino and San Vincenzo al Volturno, Viticuso was alternately assigned to one or the other of the contenders. However, in the mid-10th century, Viticuso began to take on the characteristics of a castrum. A fortified nucleus is mentioned in 1018 when the Counts of Venafro, perhaps for the last time, took the lands of Viticuso from Montecassino within their jurisdiction. They then strengthened the settlement and erected the Acquafondata castle. Only the intervention of knights sent by the abbot repelled the Venafrans back to their domains. This notation suggests that by 1018, the inhabited core of Viticuso was sufficiently consolidated, to the extent that fortifying it as an outpost of the county was deemed necessary, unlike Acquafondata, where the castle was only built on that occasion.

The Cassino Abbey proudly asserts its possession of Viticuso when Abbot Desiderius, who held the title of Pope Victor III, consolidates the role of the Abbey in the context of its relations with the Norman principality of Capua. The name of the Castrum, along with the Abbey's other holdings, is engraved on the bronze doors that were cast in Constantinople for the abbey church. 

From that moment onwards, Viticuso loses its role as a frontier castle and shares the common fate of the inland areas, where pastoral tradition marks the rhythm of time, interrupted by catastrophic events such as earthquakes. Particularly significant were the earthquakes in the mid-14th century that destroyed the Montecassino Abbey, and another one a century later that caused severe damage throughout the territory, likely impacting parts of the actual Castle itself.

The society primarily based on pastoral resources struggles under the burden of tithes owed to the abbey, and for centuries, the sources do not provide significant elements that shed light on the development of the village. Nevertheless, the convenient accessibility to major urban centers facilitated the presence of prominent figures in terms of culture, who maintained regular relationships with the clergy of nearby dioceses. This is evidenced by interesting inscriptions that are still preserved within the main church.

During the years that witnessed the birth of the Kingdom of Italy, the presence of wooded areas and a dense network of trails facilitated the phenomenon of brigandage, which found a perfect environment in Viticuso to unfold some highly intense episodes. 

Subsequently, the progressive impoverishment of the inland areas is only partially mitigated by the construction of sections of intermunicipal roadways undertaken by the new kingdom in the early twentieth century.

During the course of the Second World War, once again, Viticuso's location along the path of the defensive line known as the Gustav Line resulted in partial destruction, causing significant damage to its architectural and historical artistic heritage.

The gradual loss of profitability in pastoralism, as the predominant activity, has led to a slow but steady abandonment of the village, which today stands out for the richness of its landscapes and its history, making it particularly suited for leisure activities.